Ritengo importantissimo pubblicizzare questa petizione,fatela girare:
Fermiamo la ''schedatura'' dei bambini Rom
firmate:
Prendere le impronte digitali di un gruppo etnico, all'interno della popolazione nazionale e di origine comunitaria che si trova in uno Stato membro è una proposta razzista, illiberale e illegale.
Fermiamo Maroni che vuole l'identificazione con la registrazione delle impronte digitali di tutti i Rom che si trovano nel Paese, compresi i bambini.
Facciamo attenzione alle parole di Maroni che dice:«Non si tratta di schedare nessuno, si tratta di fare un censimento».
Chiediamo di fermare questa proposta anticostituzionale.
Ass. Antiproibizionista-Libertaria
Domenico Letizia (Movimento Libertario Sexpol)
http://firmiamo.it/index.php/fermiamolaschedaturadeibambinirom
martedì 1 luglio 2008
Fermiamo la ''schedatura'' dei bambini Rom
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Domenico Letizia
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martedì 24 giugno 2008
Ora si, Vicenza!
Il Tribunale amministrativo regionale [Tar] del Veneto si è espresso sulla vicenda Dal Molin: accogliendo il ricorso del coordinamento dei Comitati No Dal Molin e dell’associazione dei consumatori, Codacons, il Tar ha giudicato illegittimo il progetto di costruzione della nuova base militare Usa a Vicenza. Per il determinato movimento che da due anni si oppone ad un Dal Molin militare è un giudizio fondamentale, che restituisce ai cittadini la dignità calpestata dal governo locale e nazionale. «È una sentenza importantissima – dice Marco Palma del Presidio Permanente – che smaschera le falsità di chi ha sempre ignorato la cittadinanza e calpestato la democrazia partecipativa, oltre a mostrare il grave impatto sul territorio che avrebbe la base».
Anche il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, definisce la sentenza del Tar «di importanza estrema, una vittoria di tutti i cittadini. I giudici – sottolinea Rienzi – non solo hanno riconosciuto le tesi sostenute dalla nostra associazione, ma hanno ribadito con fermezza l’importanza dell’opinione dei cittadini in merito a questioni che riguardano direttamente il territorio e l’urbanistica».
Sono diverse le irregolarità denunciate dal Tar. Innanzitutto, il tribunale ha accolto i dubbi sulla Valutazione di incidenza ambientale depositata dalla Regione. Nonostante tale valutazione si riferisca al «progetto ovest», sembra infatti parlare del vecchio progetto, sul lato est dell’aeroporto. «La sentenza – commenta Guido Lanaro del Presidio Permanente – smaschera la farsa della Vinca rilasciata dalla Regione su un progetto inesistente».
Il Tar ha giudicato illegittimo anche il bando di gara, «effettuato senza la procedura di evidenza pubblica prevista dalla legge». Inoltre, il consenso espresso dal governo Prodi alla base è stato giudicato dal Tar «extra ordinem», poiché espresso solo oralmente, «senza una assunzione di responsabilità formale e scritta del governo» e tale «da non essere assolutamente compatibile con l’importanza della materia trattata con i principi tradizionali del diritto amministrativo e delle norme sul procedimento». Il Tar si è poi espresso sul grave impatto ambientale del progetto, riferendosi al «consistente insediamento [e della connessa antropizzazione] sulla situazione ambientale», al traffico e al connesso «incremento dell’inquinamento», oltre che al «rischio di danneggiamento e alterazione delle falde acquifere».
Come se non bastasse, secondo il Tar sussistono «altri profili di illegittimità, alla luce della normativa nazionale ed europea», per quanto riguarda l’insediamento delle nuove strutture militari al Dal Molin, ma anche la realizzazione delle relative opere sul territorio circostante. Infine, il tribunale ha rilevato la grave mancanza della «consultazione della popolazione interessata».
Per queste ragioni, i giudici hanno sospeso l’efficacia dei provvedimenti sul Dal Molin, «inibendo nei confronti di chicchessia l’inizio di ogni attività diretta a realizzare l’intervento e ciò sotto l’intervento e il controllo degli organi del comune di Vicenza competenti in materia di edilizia e urbanistica». «Continueremo comunque a mobilitarci – spiega Marco Palma – confermando gli appuntamenti dei prossimi giorni e vigilando sull’osservanza della sentenza, affinchè gli americani non avviino i lavori al Dal Molin».
Dalla Rivista Carta
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Domenico Letizia
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venerdì 25 aprile 2008
Acqua pesante? Beh, c'è un po' di cromo esavalente...
Cosa è il cromo esavalente? Si mangia? No, si beve! La maggior parte di voi, sentendo la parola "cromo esavalente" penserà che è una brutta cosa che fa male; ebbene, vi devo dare ragione, ma la cosa più brutta è che a Torino è presente ed in dosi veramente elevate.
Perché i comuni non fanno nulla? Perché il sindaco che dovrebbe garantire l'art. 32 della costituzione, il sindaco che viene eletto per rappresentare i cittadini e non per baraccarsi nei "palazzi comunali". Ma non solo i sindaci, anche noi cittadini dobbiamo tornare a chiedere che vengano garantiti i nostri diritti, ed i privati, le ditte devono garantire il rispetto dell'ambiente e della salute.
Copio un post dal blog di Stefano Motanari:
Pubblico con il permesso dell'autore questa lettera. Robrerto Topino è un medico del lavoro.
Caro Stefano,
Un signore che si chiama Marco Bava mi ha dato una serie di documenti. Ho letto tutto, si direbbe che i dirigenti del comune di Torino non sapessero cos'é il cromo esavalente e che abbiano badato soltanto al profitto.Allego alcune considerazioni, che ho riassunto dai documenti ottenuti. E' sicuramente roba che scotta parecchio!
Sono criminali senza scrupoli o sono ignoranti?Sanno di cosa parlano o fanno finta di non sapere?Poi ci dicono di bere tranquilli l'acqua, che andrà fin nello spazio!Qualcuno dell'opposizione potrebbe piantarci la vigna chiedendo ai cittadini se sanno chi hanno votato come sindaco.E avrebbero pure ragione!Questa amministrazione fa acqua da tutte le parti, ma non bevetela!Contiene cromo esavalente, nichel, ecc.
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara. Nel corso delle indagini ambientali condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di Cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/l fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/l in corrispondenza del pozzo di monitoraggio P4.
La sorgente principale del Cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura. In virtù dell'elevato valore di Cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del Cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.
Un documento del 7 settembre 2006 precisa che la principale contaminazione nella falda è costituita dal Cromo esavalente in concentrazioni, rilevate in occasione delle più recenti campagne di monitoraggio della falda, fra 10 e 50 µg/l, con un picco di 282 µg/l, presso il già citato pozzo P4. Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria. Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.Non è stato identificato rischio di contaminazione della falda derivante dalla permanenza in sito di queste scorie (sic!).
E' stato deciso di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.La Provincia ha richiesto alcune integrazioni perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di Cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente. Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il Cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?
Ciao,
Roberto
P.S.: Beppe Grillo viene a Torino e si fa quattro passi sul cromo esavalente e si respira 5 o 6 mila fibre di amianto senza saperlo...
Scritto da
Gianluca Pistore
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13.02
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sabato 19 aprile 2008
L'avvento del Neofascismo e della repressione dell'informazione
Scritto da
Giovanni Palmieri
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15.42
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giovedì 3 aprile 2008
Quale futuro per l'Alitalia?

Si, è tutto vero. Air France-Klm lascia le trattative con Alitalia e lo fa tramite lo stesso Spinetta, presidente della compagnia francese, il quale ha annunciato ieri pomeriggio che non vi erano le condizioni per arrivare ad un accordo. Adesso cosa succederà? Qual è il futuro della nostra compagnia di bandiera? Fallirà? Per prima cosa analizziamo per grandi linee la proposta di Air France-Klm: taglio dei voli cargo e dei voli a lungo raggio che generano maggiori perdite, abbandono di Malpensa ma soprattutto la rilevazione di 2100 esuberi. Ovviamente i sindacati si sono opposti perché per loro la parola licenziamento è il male dell’umanità, è un diavolo da combattere a suon di crociate. Ma hanno spiegato ai lavoratori che se la compagnia fallisce le cose saranno ben peggiori? E molti più di 2100 posti di lavoro saranno persi? Forse l’hanno dimenticato e confidano ancora in quella mano invisibile dello stato che è tanto odiata dai liberisti. Ma hanno sbagliato ancora una volta perché proprio per la partecipazione dello Stato in Alitalia il nostro Paese ha ricevuto e continua a ricevere multe poiché ciò è vietato da una direttiva UE. Con un debito pubblico che raggiunge il 104% circa del PIL non è il massimo. Eppure tra i sindacati vi sono gli ottimisti, infatti l’Anpac, sindacato dei piloti, non si dice preoccupato della situazione perché arriverà il prode paladino della giustizia che salverà la nostra compagnia dalle grinfie dei francesi. E sì, perché i cugini d’oltralpe ci hanno offeso, secondo il cavaliere, con la loro proposta. Peccato che la proposta Air France-Klm prevedeva un ritorno all’utile già nel 2010, un rinnovo interno delle cabine sin da subito e un ricambio graduale dell’intera flotta. Che offesa per una compagnia che da 15 anni non chiude in attivo un bilancio.
Ma c’è un altro nodo da sciogliere: dov’è questa cordata di imprenditori italiani?
Chi li finanzierà? Qual è la loro proposta? Bè, dove sia solo l’Altissimo può saperlo perché fino ad oggi nessuno si è fatto avanti ( tranne Toto che è stato bocciato per altri motivi già a Novembre). Berlusconi ha anche detto ch la banca Intesa era pronta ad effettuare un prestito ponte. Peccato che Passera, amministratore delegato di Intesa, abbia smentito tutto prima delle 24 ore successive. Per il leader del Pdl sarebbe ora di smettere di cercare il santo graal e magari iniziare a ragionare con i piedi per terra. Basta frivolezze e scoop dell’ultimo minuto che sanno tanto di spot elettorale. Gli italiani vogliono risposte serie, azioni concrete. Come quella di appena due giorni fa quando a Milano è stata assegnata l’Expo per il 2015. Assegnazione avvenuta grazie all’interazione fra le varie forze politiche e il cui culmine si è raggiunto con l’abbraccio di Prodi alla Moratti. Pensate se il nostro Paese fosse unito politicamente sempre come in quell’occasione. La nostra nazione sarebbe un paradiso invidiatoci da molti eppure non è così e dopo la breve parentesi di Milano si torna alla “normalità”. Non arrendiamoci italiani, diciamo basta ai bei discorsi. L'Italia che lavora vuole una rivincita.
Scritto da
Amministrazione de " Il Pensiero Giovane"
alle
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